Libertà

02/02/2011 4 commenti

Questa parola, libertà, dall’alba dei tempi viene invocata, considerata spesso il valore fondante della società, usata e abusata nei comizi politici e, perché no, nei nomi stessi dei partiti. La confusione che aleggia attorno al termine è evidente quando le persone non distinguono tra liberalismo e liberismo, o peggio ancora tra liberalismo e democrazia (giungendo talvolta per proprietà transitiva ad affermare che una democrazia necessita di un’economia liberista!) Meno evidente, ma più importante, è la confusione attorno al concetto stesso di libertà.

Secondo l’idea comune, la libertà consiste nel poter scegliere arbitrariamente una cosa, una persona, una situazione, un ente, piuttosto che un altro. Ho scelto A, ma potevo anche scegliere B. Questa è definita come libertà di indifferenza: una scelta è tanto più libera quanto più posso scegliere indifferentemente uno o l’altro ente. Ma siamo certi che questa idea abbia poi un riscontro nella realtà? Posti di fronte a due possibilità indifferenti l’una dall’altra, scegliamo in libertà? Il filosofo Jean Buridan, vissuto nella prima metà del XIV secolo, ideò un paradosso che prende il nome di Asino di Buridano.

 

Questo asino è affamato, ed è posto alla medesima distanza da due covoni di fieno assolutamente identici, uno alla sua sinistra e uno alla sua destra. Non c’è nessuna differenza tra i due covoni, inoltre l’asino è stato addestrato ad essere ambidestro quindi non preferisce il lato sinistro rispetto al destro, e ogni possibile interferenza che lo faccia tendere verso un covone piuttosto che l’altro è stata eliminata. In questa situazione idealizzata, l’asino non ha alcun motivo per scegliere il fieno A o il fieno B; nulla lo spinge all’azione, e muore di fame.

Ovviamente un caso simile in natura non si realizzerà mai, come fa notare anche Leibniz nel suo Monadologia e Saggi di Teodicea1. Ma l’esempio estremo fa riflettere sull’esperienza quotidiana: scegliamo più facilmente quando c’è una sproporzione tra un ente A e un ente B, oppure quando li desideriamo ardentemente entrambi, sono importanti e non vorremmo rinunciare a nessuno dei due? Evidentemente scegliamo più facilmente quando è chiara la differenza tra le due eventualità. E nel momento in cui dobbiamo scegliere tra questi enti A e B, e il nostro intelletto giudica più appetibile B, potremo mai scegliere A? Voltaire, nel suo Dizionario filosofico, risponde che no, non potremo mai scegliere A.2

Se sentiamo il fragore di una batteria di cannoni dietro di noi, non siamo liberi di non udirla. E non possiamo fare a meno di volerci spostare per evitarne i colpi; ci sposteremo necessariamente. Nel caso fossimo paralitici non ci sposteremo, ma accadrà altrettanto necessariamente.  Questi sono casi estremi validi per tutti, ma anche i desideri di singole persone non sono liberi, non nascono per caso e dal nulla ma hanno una precisa ragione d’essere date le premesse, e date le premesse non potrebbero non esservi. Chi vuole sposarsi, vuole perché è innamorato (o per i soldi, o per desiderio della famiglia o altre ragioni, ma in ogni caso vi sono delle ragioni). E anche chi sceglie pari piuttosto che dispari al gioco, sceglie per qualche ragione inconscia che è oscura alla nostra parte consapevole, ma non per questo è casuale.

 

B. Intendo la libertà di sputare a destra o a sinistra, di dormire sul fianco destro o sul sinistro, di fare quattro giri a passeggio o cinque.

A. Sarebbe proprio una bella libertà! Dio vi avrebbe fatto un bel presente, e ci sarebbe molto da vantarsene! Che vi servirebbe un potere che si esercitasse solo in occasioni cosi futili. Ma il fatto è che è ridicolo supporre la volontà di voler sputare a destra. Non solamente questa volontà di volere è assurda; ma è certo che molte piccole circostanze, magari inavvertite, vi determinano a quegli atti che voi chiamate indifferenti. Voi non siete libero in essi più che negli altri.

Le ragioni per cui vogliamo qualcosa piuttosto che qualcos’altro, le inclinazioni della nostra volontà, da cosa derivano? Derivano da una lunga serie di complessi fattori, tra i quali il patrimonio genetico, l’educazione dei genitori, il contesto sociale, la realtà esterna. Tutto ciò contribuisce alla nostra continua catalogazione di ciò che consideriamo bene e ciò che consideriamo male. Chi nasce di colore difficilmente sarà razzista; e se i genitori lo educheranno al rispetto degli altri, raramente sarà un bullo. A meno che questi stessi genitori non siano ingiusti nei suoi confronti facendo sì che accumuli odio che potrebbe sfociare in ribellione e quindi l’idea di “rispetto degli altri” venga assimilata al contrario con un disprezzo altrui. Chi vive in un contesto sociale occidentale difficilmente vedrà di buon occhio la condizione della donna nei paesi islamici. Chi prova a mangiare una mela ed un sasso, da bambino, capirà cosa è “bene” e cosa è “male”. Anche se sono state usate espressioni come “difficilmente”, “potrebbe” ecc. non si intende che può essere così come non essere così: il singolo individuo, Mario Rossi, con quel patrimonio genetico, quei genitori, quel contesto sociale e quelle esperienze di vita assorbirà tutte queste informazioni fino a diventare quell’individuo, unico e irripetibile ma determinato dalle cause che lo hanno condotto ad essere in quel modo e in nessun altro. E chi può scegliere i propri geni, i propri mamma e papà o la nazione in cui vivere o chi o cosa incontrare nella vita? Nessuno. Ci capita, non certo a caso ma per una lunga catena causale, che può sfuggirci ma non per questo non c’è.

Quando si lancia un dado, il risultato non è “casuale”, bensì determinato dalla posizione delle mani, la forza impressa nel lancio, la posizione del dado al momento di lanciarlo, la superficie su cui cadrà, ecc. L’insieme di fattori è complesso al punto che diciamo che il risultato è casuale, ma se ci fosse un computer in grado di calcolarli tutti potrebbe prevedere la faccia che uscirà. Lo stesso avviene con tutte le circostanze che porteranno un individuo a pensare in un certo modo.

Dunque, la volontà di una persona tenderà necessariamente a ciò che questa ha catalogato come “più bene” rispetto a qualcos’altro che è “meno bene”. Volontà e necessità si escludono necessariamente? Secondo Tommaso D’Aquino no, che nella Summa Theologiae3 distingue tre tipi di necessità:

  • Necessità naturale, assoluta, intrinseca (è necessario che un triangolo abbia tre lati)
  • Necessità del fine, estrinseca, utilità (il cibo è necessario alla vita, il cavallo al viaggio, la barca per andar per mare)
  • Necessità di coazione, costrizione, imposizione (è necessario che io obbedisca alle forze dell’ordine)

È violento ciò che è contro l’inclinazione di qualcosa. Così come è naturale ciò che corrisponde all’inclinazione della natura, è volontario ciò che corrisponde all’inclinazione della volontà. È quindi impossibile che qualcosa sia al contempo violento e volontario, dunque la necessità di coazione è incompatibile con la volontà. La necessità del fine invece è conciliabile con la volontà, quando ciò che vogliamo è raggiungibile in un modo solo: se voglio andare per mare desidererò necessariamente una barca. Anche la necessità naturale è compatibile con la volontà: la volontà tende necessariamente, intrinsecamente alla felicità. Ogni persona ha un’idea diversa su ciò che può renderlo felice, ma chiunque desidera necessariamente essere felice.

Constatato che la libertà di scelta tra indifferenti non ha riscontro nella realtà, che la volontà dell’uomo tenderà necessariamente a qualche cosa, che questo qualche cosa è dovuto ad una lunga catena di cause e che questo non comporta una contraddizione, permane l’interrogativo che anzi si fa più scottante: cos’è questa libertà tanto auspicata dall’uomo?

Isaiah Berlin, filosofo britannico del XX secolo, definisce la libertà come

 

« … capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla»4

La libertà è quindi possibilità di agire; dunque se anche non scegliamo cosa volere, e vogliamo necessariamente, vogliamo. La nostra volontà tenderà a tramutarsi in atti: siamo liberi quando possiamo compierli. Tornando al Dizionario filosofico di Voltaire, dopo aver mostrato come la libertà d’indifferenza sia fasulla, la libertà è definita come un “potere di fare ciò che si vuole”.

Come possiamo siamo liberi di tramutare la nostra volontà in atti? In due modi differenti, che la Stanford Encyclopedia of Philosophy definisce come libertà negativa e libertà positiva5.

La libertà negativa è così chiamata non perché deprecabile, ma in quanto quando è presente consiste nell’assenza di ostacoli, impedimenti esterni.

  • Desidero tornare a casa alle 3 di notte; i miei genitori me lo impediscono.
  • Sono uno schiavo nell’antica Roma, e la mia volontà ha un valore sostanzialmente nullo.
  • Sono una donna e voglio sposare un’altra donna, ma in Italia non mi è concesso.
  • Sono un giornalista e voglio pubblicare un’inchiesta sulle angherie compiute dal mio governo. Formalmente posso, ma il pensiero che sarò perseguitato per questo mi fa retrocedere.

In tutte queste situazioni la libertà negativa è assente.

La libertà negativa è il fondamento delle società liberali. Se la libertà negativa è assenza di ostacoli esterni, la libertà positiva è invece una padronanza di sé stessi e dei propri atti. Prima di vedere qualche esempio e di chiarire il significato della precedente affermazione, è bene citare Agostino e la sua polemica contro i Pelagiani: questi sostenevano che dopo il peccato originale l’uomo fosse libero di scegliere indifferentemente tra compiere il bene o il male. Agostino ribatte invece che l’uomo, prima del peccato originale, poteva non peccare; dopo, e questa è la situazione attuale, non può non peccare; la situazione beatifica è invece quella in cui non può peccare. Tralasciando la situazione centrale, in cui l’uomo è schiavo del peccato e dei vizi, è interessante notare come la situazione iniziale, in cui l’uomo può scegliere tra bene e male, è chiamata libertà minore. La situazione beatifica, in cui l’uomo non può peccare (o meglio ancora, e l’etimologia aiuta, è libero dal peccato) è considerata la libertà maggiore.

Alcuni esempi aiuteranno a comprendere:

  • Un uomo deve prendere il treno per un appuntamento di lavoro di fondamentale importanza. Il viaggio dura 6 ore, e l’uomo sa che non può resistere così a lungo senza fumare; però è senza sigarette. Pur sapendo che il lavoro è più importante delle sigarette per lui, si ferma a cercare un tabaccaio per comprare le sigarette. L’uomo perde il treno.
  • Una ragazza ha una verifica il giorno successivo; sa che deve studiare e non può permettersi un altro brutto voto, eppure rimane incollata a Facebook tutta la sera.
  • Un cleptomane agli arresti domiciliari sa che non può permettersi un altro passo falso, eppure cede alla tentazione e taccheggia nuovamente in un supermercato. Viene arrestato una seconda volta.

È chiaro perché vi è più libertà nel “non poter peccare” che nel poter peccare o non peccare? In ogni caso la volontà appetisce a qualcosa di determinato, quindi la libertà non sta tanto nella possibilità di scelta, che è puramente fittizia. Quegli individui sapevano cosa era importante per loro. Non hanno avuto alcun impedimento esterno, nessun ostacolo; eppure, non sono riusciti a tramutare la loro volontà in atto. Sono schiavi dei vizi, e non padroni di loro stessi. Se riusciamo a tramutare la nostra stessa volontà in atti, siamo liberi. Viceversa se cediamo a qualcosa che è interno a noi, la libertà positiva viene a mancare.

Il quesito cruciale è quindi: come possiamo essere padroni di noi stessi? Perché spesso non lo siamo? Immaginiamo una massaia cinquantenne, con marito e figli; questa massaia si lamenta del governo, delle tasse, degli stranieri, della disoccupazione. Questa massaia non ha la minima idea di cosa significhino “liberalismo”, “democrazia”, “populismo”, “demagogismo”, e tanti altri termini di uso frequente in politica. La sua volontà è che ci sia il bene comune. Il fatto che confonda i termini e non sappia bene di cosa si parla farà sì che voterà un partito piuttosto che un altro perché questo ha usato un paio di parole in più, ma senza che lei abbia realmente capito di cosa si tratti. Questa signora, a causa dell’ignoranza, può scegliere di votare un partito o l’altro, può peccare o non peccare (ipotizzando che vi sia un partito “bene” e un partito “meno bene”). Invece, immaginiamo un laureato in scienze politiche che conosce con esattezza questi termini, sa di cosa parlano i politici e si destreggia piuttosto bene nell’ambiente. La sua conoscenza lo porterà a votare ciò che la sua volontà vuole, dunque non può peccare.

La massaia vuole il bene e ha votato il partito A piuttosto che B senza una reale conoscenza di fondo. Il laureato vuole il bene e non poteva che votare il partito B, in seguito all’accurata conoscenza dei fatti. Chi ha agito in modo realmente libero? Chi si è lasciato ingannare? Ecco svelata la chiave di Volta: se libertà non è scegliere A piuttosto che B, perché la nostra volontà tende comunque a qualcosa che non stabiliamo arbitrariamente, ma bensì è tramutare in azione la propria volontà, per poter agire più liberamente è utile un tot di conoscenza in più. E non si parla solo di conoscenza in forma di libri: tornando agli esempi di prima, se l’uomo del treno avesse imparato dai suoi errori avrebbe potuto comprare prima le sigarette. La ragazza, conoscendo di questa sua abitudine, non avrebbe neppure acceso il computer in un giorno così importante. E il cleptomane avrebbe dovuto imparare che a maggior ragione rischiava di essere scoperto.

Ecco quindi che la conoscenza, intesa come ragionamento e arricchimento della nostra mente, come qualcosa che ci stimola e ci fa avere nuove idee, è fondamentale. Dal momento che la volontà vuole in base a ciò che l’intelletto giudica “bene”, l’intelletto deve essere costantemente nutrito dalla conoscenza e dall’esperienza, così da poter agire con maggiore padronanza di noi stessi. Per concludere con una citazione biblica, “La Verità vi renderà liberi”.6

1. http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaL/LEIBNIZ_%20L%20ASINO%20DI%20BURIDANO.htm
2. http://www.platon.it/Testi/Voltaire/Dizionario_libert%E0.htm
3. http://www.fulvionapoli.it/sommateologica/I_q82.htm
4. Cfr. Isaiah Berlin, Four Essays on Liberty, Oxford UP, Oxford, 1982, tr. it. Quattro saggi sulla libertà, Feltrinelli, Milano, 1989
5. http://plato.stanford.edu/entries/liberty-positive-negative/
6. Giovanni 8:32

Categories: Religione

Correlazione tra omosessualità e pedofilia

15/04/2010 10 commenti

Il cardinal Bertone ha affermato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia, mentre invece “molti psichiatri e scienziati” hanno dimostrato che c’è correlazione tra omosessualità e pedofilia. Ovviamente e giustamente, la sua frase ha destato scandalo, e ha ritrattato sostenendo che si riferisse solamente alla situazione della Chiesa Cattolica. Tralasciando le chiacchiere, lo studio su cui suppongo si sia basato Bertone è questo:

Hall, Ryan C.W.; Hall, Richard C.W. (2009). A Profile of Pedophilia: Definition, Characteristics of Offenders, Recidivism, Treatment Outcomes, and Forensic Issues. Focus, 7, 522-537

Lo potete scaricare qui: www.mayoclinicproceedings.com/content/82/4/457.long

Riporto il pezzo “clue”: I pedofili si dividono in varie categorie. Una delle prime distinzioni è di determinare se sono attratti “esclusivamente” da bambini o anche da adulti. In uno studio su 2429 pedofili, solo il 7% si definiva come attratto da bambini e basta.

I pedofili sono di solito attratti da un’età e un sesso particolari, nel bambino. Ci sono pedofili etero, bi e omosessuali. La percentuale di omosessuali varia tra il 9% e il 40%, tra le 4 e le 20 volte più che la percentuale nella popolazione comune (2%-4%). Questo risultato non implica che gli omosessuali siano più propensi a molestare bambini, ma solo che una parte relativamente consistente di pedofili è omo o bisessuale riguardo ai bambini.

Gli individui attratti dalle femmine preferiscono di solito bambine tra gli 8 e i 10 anni. Quelli attratti tra i maschi li preferiscono generalmente tra i 10 e i 13. I pedofili eterosessuali, stando alle loro dichiarazioni, hanno abusato in media di 5,2 bambine e hanno commesso in media 34 atti sessuali mentre gli omosessuali hanno in media abusato di 10,7 bambini e commesso circa 52 atti. I bisessuali hanno in media abusato di 27,3 bambini/e e hanno commesso più di 120 atti sessuali.

Quindi a dire che c’è una correlazione tra omosessualità e pedofilia non sono fior fiori di scienziati e psichiatri, è solamente uno studio basato su una statistica. I risultati dicono che la percentuale di omosessuali tra i pedofili è dalle 4 alle 20 volte maggiore che nella popolazione comune. È importante ricordare che uno studio non significa molto: per avere validità ed autorevolezza devono essere fatti delle meta-reviews, ovvero super-studi che esaminano i dati di più lavori diversi sullo stesso argomento.

Posso azzardarmi a portare due argomenti per cui la statistica potrebbe essere sfalsata, in modo da risultare erroneamente svantaggiosa verso gli omosessuali: uno è che lo studio è stato fatto chiedendo direttamente a dei pedofili come loro stessi si dichiarano, dunque possiamo supporre che siano quelli in prigione. Qui il campione preso non è rilevante, perché i pedofili etero possono violentare le figlie e non farsi beccare facilmente; i pedofili gay non hanno figli da violentare e devono cercare altri bambini, quindi è più facile che vengano beccati e vadano in galera.

L’altro è che tantissime persone dicono di essere eterosessuali ma in realtà sono gay. Io personalmente ne conosco parecchi, alcuni miei coetanei, altri sono padri di famiglia che non rivelano la loro situazione quasi a nessuno finché non decidono di lasciare tutto e fuggire con un uomo. La percentuale di gay nella popolazione normale è molto più alta del 2%-4%, quindi non è detto che quella dei pedofili sia davvero dalle 4 alle 20 volte più alta, ma molto di meno. Queste cose, combinate, potrebbero attutire fortemente il peso dello studio in questione.

In ogni caso, su Science del 18 marzo c’è scritto che si vuole riformare totalmente la psichiatria, e in particolare il DSM, che è “IL” testo di psichiatria per eccellenza: grazie al RMF ed alla biologia molecolare, si sta pensando di basare la psichiatria sui circuiti cerebrali coinvolti nelle patologie e non sulla statistica. Ad esempio la depressione è diagnosticabile con un questionario, e anche una sola risposta data diversamente può fare la differenza tra un individuo considerato sano e uno malato.

Per finire, se posso dare la mia opinione, Bertone sbaglia per un motivo semplicissimo: non dovrebbe considerare gli omosessuali che violentano ragazzi adolescenti tra i “pedofili”, al fine di dimostrare che i pedofili sono in larga parte gay. Seguendo questo ragionamento, dovremmo dire che, dal momento che sono solo le donne adulte ad essere violentate, e non gli uomini, i violentatori sono tutti eterosessuali.

Proviamo a cercare di conciliare le cose, provando a supporre che i violentatori ci siano sia tra gli etero che tra i gay in proporzioni “normali” (per quanto possa essere normale una cosa simile – ovviamente sono ironico -). Se un eterosessuale stupratore vuole violentare una donna può farlo con relativa tranquillità. Un omosessuale, invece, ha difficoltà a stuprare un uomo adulto, che potrebbe difendersi meglio. Per questo motivo potrebbe rivolgersi a categorie più giovani, ma comunque sessualmente sviluppate.

In questo caso, secondo me, non si tratta di pedofilia, ma di violenza sessuale che giocoforza viene fatta su soggetti meno in grado di difendersi. La pedofilia riguarda soggetti prepuberi, bambini e bambine che non superino i 12/13 anni, nulla a che vedere con molti dei giovani adolescenti vittime di abusi dei preti.

Con questo sia chiaro che non sto assolutamente giustificando gli stupri, che siano pedofilia o semplice violenza sessuale, che sia etero o omosessuale; voglio semplicemente dire che è normale che siano soprattutto giovani maschi a essere violentati, così come è normale che siano donne adulte: è una conseguenza della fisiologia umana.

Se invece sarà dimostrato inequivocabilmente che anche nel caso di soggetti prepuberi i pedofili che preferiscono i maschi sono di più della percentuale di omosessuali nella popolazione, dovremo ammettere che c’è una correlazione (il che non toglie che gli omosessuali necessitino degli stessi diritti di tutti gli altri, non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio).

Alex

Categories: Omosessualità, Scienza

L’evoluzione in pillole

26/03/2010 6 commenti

Video fatti da me e tratti dal precedente articolo “Prove a favore dell’evoluzione”. Questa è la playlist: http://www.youtube.com/view_play_list?p=89DD42BB8E74A5B7

Categories: Evoluzione, Scienza

Prove a sostegno dell’evoluzione

11/03/2010 42 commenti

Ho appena finito di leggere “Il più grande spettacolo della Terra“, l’ultimo libro di Richard Dawkins, e mi ha dato nuovi e importanti argomenti, oltre a riordinare un po’ le idee in senso generale. Il seguente saggio sarà un compendio delle importanti prove a favore della teoria dell’evoluzione, e del perché invece il creazionismo è antiscientifico e non può essersi verificato.

È assurdo che, nonostante basti aprire un libro di biologia delle superiori per rendersi conto della realtà dell’evoluzione, i creazionisti siano ancora convinti che sia “solo una teoria”, “antiscientifica”, “piena di anelli mancanti”, “smentita dai fossili”, “confutata dalla termodinamica”, ma soprattutto “rifiutata da gran parte degli scienziati e in un periodo di crisi, e presto sarà abbandonata”. Addirittura sostengono che sia “solo un’ideologia”, che promuova il razzismo o che sia impossibile perché sostiene che tutto è frutto del caso. Prima di trattare questi problemi, però, è bene conoscere cosa dice la teoria dell’evoluzione.

Quando Darwin la formulò, nessuno era a conoscenza della genetica, e di come si tramandassero le informazioni. Dopo queste scoperte la teoria di Darwin venne integrata con le nuove conoscenze per formare la teoria sintetica dell’evoluzione o Neo-Darwinismo. Sostanzialmente si basa su due concetti semplicissimi, la mutazione casuale e la selezione non casuale. Capita che nascano individui con delle mutazioni genetiche, delle varianti; queste possono essere negative, neutre o positive, sempre in relazione all’ambiente in cui l’individuo deve vivere. Se una mutazione è positiva, l’individuo tenderà a generare più prole, che a sua volta sarà portatrice di questa mutazione che potrà diffondersi nella popolazione; al contrario, individui meno adatti all’ambiente statisticamente si riprodurranno di meno, e i loro geni non prolifereranno: è la selezione naturale.

L’accumulo di piccoli cambiamenti positivi, in milioni, miliardi di anni, ha prodotto tutte le forme viventi che si conoscono oggi, e ne produrrà ancora un numero enorme. Ci sono evidenze di questo grazie all’anatomia, la genetica, la biologia, l’embriologia, la biogeografia, la paleontologia e la radiologia. Ogni giorno gli scienziati scrivono articoli basati sul meccanismo del peer-review che mostrano evidenze a favore dell’evoluzione o che si basano su di essa, e funzionano. Nessun articolo di un creazionista ha mai passato il peer-review, neanche uno. Quindi si arriva al primo punto da chiarire riguardo l’evoluzione, ovvero il fatto che sia “solo una teoria“.

Solo una teoria?

L’Oxford English Dictionary dà due significati principali per il termine teoria:

Teoria, significato 1. Formulazione o sistemazione di idee o enunciati volta a spiegare o descrivere una serie di fatti o fenomeni, ipotesi che è stata confermata o stabilita dall’osservazione o dagli esperimenti e che è stata avanzata o accettata come spiegazione di fenomeni noti; enunciazione delle leggi, dei principi o delle cause generali di qualcosa di noto e osservato.

Teoria, significato 2. Ipotesi proposta come spiegazione, da cui mera supposizione, speculazione, congettura; idea o serie di idee su qualcosa; opinione o modo di pensare individuale.

È evidente che i due significati differiscono molto; il problema è che gli scienziati usano il termine 1, mentre i creazionisti intendono l’evoluzione usando la seconda accezione di “teoria”. Riguardo il significato 1, si può fare un parallelo con la teoria eliocentrica: sappiamo per certo che la Terra gira intorno al Sole, ci sono una miriade di prove a sostegno della teoria e nessuna che va contro. Lo stesso vale per l’evoluzione. I biologi distinguono tra il fatto dell’evoluzione (tutti gli esseri viventi sono cugini) e la teoria del motore evolutivo (la selezione naturale). E no, non lo fanno per “motivi ideologici”. I creazionisti continuano ad insistere che si sostenga l’evoluzione per portare avanti un’ideologia atea, materialista e antireligiosa, mentre gli scienziati sanno bene che tutto ciò è falso, ma è un colossale inganno.

Al contrario, tutti i fatti confermano l’evoluzione, e non è minimamente un’ideologia, è semplicemente la descrizione di ciò che accade. È attualmente la migliore teoria, il miglior modello in accordo con tutti i dati che abbiamo a disposizione e che non è confutato da nessuno. È inutile usare argomenti fallaci come il fatto che sia una presunta “ideologia” per tentare di demolire l’evoluzione, ci vogliono fatti, prove. Il fatto che Hitler si possa essere ispirato all’evoluzione per sostenere la superiorità di una razza rispetto ad un’altra (concetto assolutamente estraneo a Darwin, che anzi sostenne vigorosamente che tutti gli uomini appartenevano ad un’unica specie) non implica che l’evoluzione sia falsa: sarebbe come dimostrare che il Cristianesimo sia falso attraverso l’infelice storia della Chiesa Cattolica durante l’Inquisizione. I creazionisti però portano anche delle presunte prove che smonterebbero l’evoluzione, che saranno di seguito analizzate e confutate. Ad esempio, si sente spesso dire che “L’evoluzione sostiene che tutto è frutto del caso, ed è impossibile che la vita, così complessa, sia venuta all’esistenza casualmente: ci deve essere un Progetto“.

Chi afferma questo dimostra di non aver compreso a fondo la selezione naturale: nessuno sostiene che l’uomo, la cellula o anche solo il DNA siano venuti all’esistenza in tutta la loro complessità così, per caso, tutti in una volta: le teorie sull’origine della vita (che comunque non hanno a che vedere con la teoria evolutiva) dicono che le prime molecole autoreplicanti erano molto più semplici; attraverso piccolissimi passi, uno per volta, ognuno abbastanza probabile da poter avvenire per caso e abbastanza importante da costituire un vantaggio, si sono accumulati, uno dopo l’altro, fino a produrre probabilmente un filamento di RNA, da cui è scaturito, in un lasso di tempo enorme, tutto il resto.

Riguardo la differenza tra passi singoli e cumulabili è bene soffermarsi maggiormente. Chi pensa che l’evoluzione sostenga i passi singoli spesso fa l’esempio delle scimmie che battono a macchina la Divina Commedia: la probabilità che la vita nasca è più o meno come questo improbabile, se non impossibile, evento. Si sostituiscano “scimmie” con “software” e “Divina Commedia” con la frase “METHINKS IT IS LIKE A WEASEL”, come ha fatto Richard Dawkins ne “L’Orologiaio Cieco“. La probabilità che il software generi casualmente questa frase è circa uno su 10.000 milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni. Se invece i miglioramenti sono cumulabili, e le lettere buone vengono “tenute” per le generazioni successive, si ottiene qualcosa di simile:

WDLTMNLT DTJBSWIRZREZLMQCO P

Dopo 10 generazioni:

MDLDMNLS ITJISWHRZREZ MECS P

Dopo 20 generazioni:

MELDINLS IT ISWPRKE Z WECSEL

Dopo 30:

METHINGS IT ISWLIKE B WECSEL

Per raggiungere l’agognata frase alla generazione 43. Si nota immediatamente una differenza spropositata tra le due “probabilità”. L’evoluzione agisce secondo passi cumulabili, rendendo tutto meno improbabile. Si possono fare delle previsioni, una secondo la teoria evolutiva e una secondo il creazionismo:

Creazione. La vita è creata da Dio. Possiamo supporre che l’Universo sia progettato per la vita, e preveda il minor spreco possibile. È lecito aspettarsi solo la Terra, il Sole, la Luna e quel numero minimo di pianeti necessari a mantenere le orbite.

Evoluzione. La vita è un evento molto improbabile ma non troppo per avvenire, quindi in qualche pianeta capita. Possiamo aspettarci un gran numero di pianeti, e in pochissimi di questi c’è la vita.

Evoluzione 1, Creazione 0. Ovviamente “Dio può fare quello che vuole“, ma è interessante notare, e si noterà spesso anche successivamente, che “quello che vuole” è sempre ciò che succederebbe se l’evoluzione fosse vera. Dato che il creazionismo non fa vere e proprie previsioni, non si può considerarlo una teoria scientifica in quanto non falsificabile. Si proseguirà comunque nel tentare di fare le previsioni più logiche per l’una e per l’altra “interpretazione della biodiversità”, per vedere quale si avvicina di più ai fatti reali. L’evoluzione, al contrario della creazione, è falsificabile. Basterebbe, per esempio, una sola di queste prove per confutare la teoria evoluzionistica:

  • Conigli fossili nel precambriano, come disse J.B.S. Haldane. Più in generale, qualunque fossile animale trovato in strati precedenti a quelli in cui ci si aspetta di trovarli. Significherebbe che sono stati “creati” indipendentemente.
  • Se potesse essere dimostrato che è esistito un qualunque organo complesso che non è possibile si sia formato attraverso una serie di numerose, successive, piccole modificazioni, la mia teoria cadrebbe assolutamente a pezzi, scriveva Darwin. Questi organi sarebbero stati creati, smentendo l’evoluzione.
  • Se si trovassero animali che usano diversi modi per codificare gli amminoacidi significherebbe che non sono imparentati tra loro. Fino ad ora, tutti seguono lo stesso codice universale.

Detto questo si possono cominciare ad analizzare le prove a favore.

Selezione artificiale

Prima di pensare a cosa può fare la selezione artificiale, può essere utile capire come l’uomo ha, nei millenni, senza sapere come funzionasse l’evoluzione, intuito che poteva migliorare i raccolti e gli animali addomesticati facendo riprodurre i migliori e scegliendoli accuratamente. Il cavolo, Brassica oleracea, in pochi secoli è stato scolpito dagli orticultori creando una quantità di ortaggi diversi come broccoli, cavolfiori, cavoli rapa, cavoli ricci, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, verze e i vari ortaggi che chiamiamo ancora cavoli. Un altro esempio di domesticazione è la trasformazione del lupo, Canis lupus, nelle duecento razze di cane riconosciute dal Kennel Club britannico e in quelle ancora più numerose isolate dalle leggi del pedigree. Abbiamo “scolpito” tutte queste forme in pochi millenni, semplicemente selezionando. Le mucche ci danno molto più latte di prima, il granturco è diventato nettamente più grosso, i cavalli più veloci, e così via.

Quello che bisogna capire è che la selezione artificiale, alla fine, agisce esattamente come la selezione naturale, con la differenza che è l’uomo, l’occhio umano, a scegliere le caratteristiche da tenere e quelle da scartare, anziché la natura. E se in pochi millenni è possibile avere tutte queste specie canine, immaginate cosa può fare la selezione naturale in miliardi di anni!

A questo punto si possono fare altre due previsioni e vedere quale è attinente alla realtà:

Creazione. Tutte le specie sono create da Dio e sono immutabili. La macroevoluzione non può avvenire, quindi anche se l’uomo selezionasse artificialmente individui, potrebbe migliorarli ma mai produrre nuove specie o nuove forme.

Evoluzione. La selezione naturale scolpisce le forme di ciò che c’è in Natura, rendendole più adatte all’ambiente, semplicemente “selezionando” ciò che è più adatto. Se l’uomo riproducesse questo meccanismo potrebbe produrre cambiamenti, nuove forme e nuove specie.

L’aspettativa della teoria dell’evoluzione è ricompensata, la creazione disattesa.

Macroevoluzione

La macroevoluzione, termine spesso usato dai creazionisti e che dicono non possa avvenire, è semplicemente il passaggio da una specie ad un’altra. Una specie è un gruppo di individui in grado reciprocamente di avere prole fertile. Si distingue dalla microevoluzione, che è un semplice adattamento all’ambiente, ma in cui alla fine si ha la stessa specie di prima (ad esempio la Biston betularia). Ancora una volta, la previsione della teoria evolutiva è quella che si realizza. Abbiamo inoltre molti esempi di macroevoluzione documentati, elencati di seguito: (fonti 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7)

Piante:

  • Oenothera gigas
  • Primula kewensis
  • Tragopogon (due nuove specie: T. mirus and T. miscellus)
  • Raphanobrassica
  • Galeopsis tetrahit
  • Madia citrigracilis
  • Brassica
  • Adiantum pedatum
  • Woodsia abbeae
  • Stephanomeira malheurensis
  • Mimulus guttatus

Insetti:

  • Drosophila paulistorum
  • Drosophila melanogaster
  • Rhagoletis pomonella
  • Eurosta solidaginis
  • Tribolium castaneum
  • Nereis acuminata

Ovviamente questi, come tutte le altre prove a favore, confermano il fatto dell’evoluzione. È importante ricordare che la teoria riguarda il motore che spinge gli individui ad evolvere, non il fatto che questi lo facciano.

Mutazioni

Questa sezione comincia con le previsioni che il creazionismo e l’evoluzionismo potrebbero dare in materia di mutazioni genetiche.

Creazione. Dio ha creato ogni specie, dunque non c’è bisogno di mutazioni perché ognuna è adatta all’ambiente in cui si trova. Le mutazioni non esistono.

Evoluzione. Le mutazioni esistono, e per la maggior parte sono negative, dunque se ci fosse un meccanismo per limitare le mutazioni, la selezione naturale lo favorirebbe.

Inutile dire che è la previsione dell’evoluzionismo quella confermata dai fatti. Spesso i siti e le riviste creazioniste ripetono che le mutazioni sono sempre negative, dunque l’evoluzione è impossibile. Aggiungono anche che il DNA ha un meccanismo autoriparatore delle mutazioni, che tenta di ridurre al minimo la varietà, come ulteriore presunta prova a sfavore dell’evoluzione. In realtà, ed è un fatto scientifico accertato, le mutazioni possono essere negative, positive o neutre. Quelle negative vengono ovviamente eliminate, se possibile. Quelle neutre non hanno effetti sulla sopravvivenza o la riproduzione, e quindi non sono viste dalla selezione naturale. Le mutazioni positive, al contrario, hanno un grande successo nel pool genico e si diffondono in tempi relativamente brevi. Alcuni esempi di mutazioni positive sono (oltre a quella che vedremo successivamente sul potersi nutrire del citrato, ovviamente): (fonte)

  • La tolleranza al lattosio
  • La resistenza all’AIDS, comportata dalla delezione di 32 coppie di basi nel gene umano CCR5 (CCR5-32)
  • Adattamento ad alte e basse temperature nell’E. coli
  • Adattamento all’oscurità di Chlamydomonas
  • Adattamento ad un ambiente a basso fosfato da una linea di cloni di lievito
  • Adattamento ad un ambiente a basso glucosio da una linea di cloni di lievito
  • Prove molecolari di un’antica duplicazione dell’intero genoma del lievito
  • Il 12% delle mutazioni dei batteri migliora il loro adattamento in un particolare ambiente
  • Evoluzione da un organismo unicellulare ad uno pluricellulare (Chlorella pyrenoidosa)
  • Una mutazione ha prodotto l’enzima chiamato “nylonase“, che permette ad un batterio di nutrirsi di nylon
  • Idem con il propandiolo, e lo zucchero a cinque atomi di carbonio

Il motivo per cui il DNA ha sviluppato il proof-reading, una lettura con correzione delle mutazioni, è che la maggior parte di queste sono, effettivamente, negative. Comunque questo meccanismo non è infallibile, e le mutazioni avvengono tutt’oggi.

Aggiunta di informazioni, complessità irriducibile

Nonostante tutto, i creazionisti contestano che la sola selezione naturale possa produrre un aumento di informazioni nel DNA. Come si vedrà, invece, sono stati condotti esperimenti anche riguardo a questo, mostrando che invece è più che possibile. E inoltre sono stati osservati esempi di adattamento con un aumento di informazioni nel genoma della specie interessata. L’esperimento è stato fatto da Richard Lenski, ed è durato ben 20 anni. È stato pubblicato il risultato con l’articolo Genome evolution and adaptation in a long-term experiment with Escherichia coli su Nature. Si può leggerne un resoconto dettagliato in un articolo scritto su La Repubblica da Piergiorgio Odifreddi. La trattazione di questo saggio sarà più sintetica:

L’esperimento inizia con dodici ceppi di E. coli derivati da uno stesso batterio iniziale e mantenuti in dodici provette. Tutte le mattine si fornisce del glucosio, e il giorno successivo si estrae da ogni provetta la stessa quantità di ogni ceppo per metterla in un’altra provetta con altro glucosio, e così via. Ogni 500 generazioni si congela una parte di ogni ceppo per creare una “testimonianza fossile” dell’esperimento, che potranno essere scongelate per far ripartire l’esperimento da un certo punto, o per mescolarle con quelle nuove e vedere le più adatte.

Per vent’anni sono state osservate tutte le mutazioni e gli adattamenti, che sono state parecchie ma a noi ne interessa una sola: questa è molto improbabile ed è stata causata da un aumento di informazioni: alla generazione 33.127 gli Escherichia coli avevano sviluppato la capacità di nutrirsi del citrato oltre che del glucosio. A questo punto è stato fatto un ulteriore passo: sono stati scongelati vari “batteri fossili” e lasciati continuare a riprodursi in provetta come gli altri, per vedere quanti di loro riuscissero a sviluppare la capacità di nutrirsi del citrato.

Risultato? Alcuni batteri dopo la generazione 20.000 ci sono riusciti, quelli precedenti no. Questo sconfessa anche l’idea della “complessità irriducibile“, perché le mutazioni necessarie a nutrirsi del citrato erano due e non era necessario che si verificassero contemporaneamente.

Inoltre, c’è un altro motivo semplicissimo per cui un creazionista non può negare che l’evoluzione possa produrre un aumento di informazioni: le informazioni si trovano nei geni. I geni esistono in varianti chiamate “alleli“. Per esempio, c’è il gene del colore degli occhi, che può presentarsi come “allele degli occhi azzurri“, “allele degli occhi marroni” e così via. Ogni persona possiede sempre due alleli di ogni gene (che possono essere diverse o uguali). Di conseguenza, Adamo ed Eva potevano avere un massimo di 4 alleli per ogni singolo gene del DNA umano (2 ciascuno). Dove sta il problema? Il problema è che esistono geni che hanno diverse centinaia di alleli, e se si sono evoluti dai 4 originari di Adamo ed Eva si tratta comunque di un aumento di informazioni.

Senza considerare che, comunque, è impossibile che tutti questi alleli si siano evoluti in circa 6000 anni, anziché in milioni come sappiamo che è andata da tantissime prove, come ad esempio quella dei fossili. Pensare che si siano evoluti tutti in 6000 anni significa essere “super-evoluzionisti“, più che creazionisti.

La documentazione fossile

I creazionisti hanno imparato a ripetere continuamente, fino allo spasmo, che la documentazione fossile è ricca di lacune lanciando la sfida di “trovare gli stadi intermedi“. Successivamente si mostrerà come non c’è bisogno di fossili per sapere che l’evoluzione è un fatto: questa sarebbe assolutamente certa anche se non si fosse mai fossilizzato neanche un cadavere. È semplicemente una fortuna in più che abbiamo ricche riserve di fossili e che ogni giorno se ne scoprano di nuovi. Per fare un’analogia, pensiamo ad un omicidio: hanno sparato al baronetto. Le impronte digitali, le orme, il DNA trovato sulla pistola e un forte movente fanno tutti pensare al maggiordomo. È un caso semplicissimo, e tutti pensano che sia stato lui. All’ultimo momento, quando si sta per decidere della colpevolezza o l’innocenza, viene trovata una prova: il baronetto aveva installato telecamere spia contro i rapinatori.

La corte guarda i filmati, uno dei quali mostra il maggiordomo nell’atto di aprire un cassetto nella sua stanza ed estrarre una pistola, caricarla ed uscire dalla stanza con aria furtiva e uno sguardo malvagio. Sembra un’ulteriore conferma, ma l’avvocato difensore del maggiordomo osserva che non c’erano telecamere nel luogo dove è avvenuto il delitto. Agita il dito nel tipico gesto da avvocato e proclama: “C’è una lacuna nel filmato. Non sappiamo cosa è successo dopo che il maggiordomo ha lasciato la sua camera. È evidente che le prove non sono sufficienti a condannare il mio cliente”.

Il pubblico ministero mostra come ci sia una seconda telecamera nella sala da biliardo, che mostra il maggiordomo avanzare in punta di piedi con la pistola in pugno, lungo il corridoio che porta alla biblioteca dove si trova il baronetto. Questo nuovo tassello dovrebbe colmare la lacuna? No. L’avvocato della difesa gioca il suo asso: “Non sappiamo cosa sia successo prima e dopo che il maggiordomo è passato davanti la sala da biliardo. Ora vi sono ben due lacune nel filmato, e ci sono meno prove di prima sulla sua colpevolezza”.

Tutto questo per dimostrare cosa? Che grazie all’anatomia comparata, alla biogeografia, agli studi sul genoma delle varie specie, sappiamo che l’evoluzione è avvenuta. Avere dei fossili è solo una fortuna in più, ed è ridicolo usarli come prove contro l’evoluzione. Per molti dei principali gruppi animali, comunque, le prove fossili dell’evoluzione sono straordinariamente esaurienti. Per altri, invece, ci sono delle lacune. Come mai? Il punto è che un numero davvero esiguo di individui ha la “fortuna” di fossilizzarsi: devono coesistere tutta una serie di fattori che permettano la conservazione. Per questo motivo ci saranno sempre degli “anelli mancanti”, e quando se ne trova uno ci saranno due “anelli mancanti” nuovi, uno prima e uno dopo quello appena trovato.

Non è comunque vero che non ci siano forme intermedie, stadi di transizione: ce ne sono a bizzeffe. Qualche esempio:

Gerobatrachus Hottoni, anello mancante tra la rana e la salamandra

Tiktaalik roseae, anello mancante tra pesci e anfibi

Barbourula kalimantanensis, rana senza polmoni

Pezosiren portelli, dugongo con le gambe

Ambulocetans natans, progenitore della balena con le gambe

(A) Pan troglodytes, chimpanzee, modern (B) Australopithecus africanus, STS 5, 2.6 My (C) Australopithecus africanus, STS 71, 2.5 My (D) Homo habilis, KNM-ER 1813, 1.9 My (E) Homo habilis, OH24, 1.8 My (F) Homo rudolfensis, KNM-ER 1470, 1.8 My (G) Homo erectus, Dmanisi cranium D2700, 1.75 My (H) Homo ergaster (early H. erectus), KNM-ER 3733, 1.75 My (I) Homo heidelbergensis, "Rhodesia man," 300,000 - 125,000 y (J) Homo sapiens neanderthalensis, La Ferrassie 1, 70,000 y (K) Homo sapiens neanderthalensis, La Chappelle-aux-Saints, 60,000 y (L) Homo sapiens neanderthalensis, Le Moustier, 45,000 y (M) Homo sapiens sapiens, Cro-Magnon I, 30,000 y (N) Homo sapiens sapiens, modern

Come anelli di congiunzione tra rettili e uccelli si conoscono Eoraptor, Herrerasaurus, Ceratosaurus, Allosaurus, Compsognathus, Sinosauropteryx, Protarchaeopteryx, Caudipteryx, Velociraptor, Sinovenator, Beipiaosaurus, Sinornithosaurus, Microraptor, Archaeopteryx, Rahonavis, Confuciusornis, Sinornis, Patagopteryx, Hesperornis, Apsaravis, Ichthyornis e Columba. Tra rettili e mammiferi, i pelicosauri, i terapsidi e i cinodonti. (fonte 1, 2)

Il non trovare fossili prima di un determinato periodo non significa che l’animale debba essere necessariamente stato “creato” in quel momento. Ci si sta riferendo ovviamente alla cosiddetta “esplosione del Cambriano”, tanto amata dai creazionisti nonostante fosse un problema ai tempi di Darwin, non oggi. Oltre mezzo miliardo di anni fa, nel periodo Cambriano, apparve “all’improvviso” la maggior parte dei grandi phyla, i principali tipi del mondo animale. “All’improvviso” non significa che il fenomeno sia stato subitaneo, ma semplicemente che nessun fossile di quei gruppi è stato rinvenuto in rocce più antiche di quelle del periodo Cambriano: questo periodo dura infatti venti milioni di anni.

Se si volesse usare questo fatto come prova che gli animali sono stati creati all’improvviso, in quel momento, si dovrebbe tener conto anche di un’altra faccenda. Si useranno come esempio, ripreso dal libro di Dawkins, i platelminti. È un grande phylum di vermi, di cui fanno parte i turbellari, che con oltre quattromila specie sono numerosi quanto tutti i mammiferi messi assieme. Sono diffusi sia in acqua che sulla terraferma ed è probabile che lo siano stati per moltissimo tempo. Parrebbe quindi logico aspettarsi una loro ricca storia fossile; purtroppo, invece, è praticamente inesistente. Seguendo la logica creazionista, si dovrebbe dire che sono apparsi all’improvviso, più o meno l’altro ieri. Nessuno, ovviamente, sostiene una sciocchezza del genere; per questo motivo bisognerebbe anche smetterla di additare l’esplosione del Cambriano come una prova a favore della creazione.

Allo stesso modo, è ridicolo portare come prova della falsità della teoria evolutiva, fossili antichi uguali ad animali attualmente viventi, come fa Harun Yahya, creazionista islamico che ha scritto un libro pieno di ragionamenti fallaci e autentiche falsità. Ad esempio, mostra un serpente di mare definendolo “anguilla”, una stella di mare chiamandola “stella serpentina” un sabellide che diventa “crinoide”; ma soprattutto un’esca per pescare artificiale confusa con una “friganea”.

Esca artificiale che, secondo Harun Yahya, è una friganea

Ovviamente esistono animali che non si sono evoluti dal momento in cui se ne sono trovati fossili: se una popolazione è adatta all’ambiente e non vi è alcuna pressione selettiva, non c’è motivo che evolva ulteriormente. Ma il fatto che, al contrario, molti altri fossili mostrino come altri animali si siano evoluti, mostra come l’evoluzione sia vera. Ad esempio, è stata ricostruita la storia evolutiva del cavallo. (fonte)

Riguardo la distribuzione dei fossili lungo gli strati, i creazionisti (nel sito Answersingenesis, che sostiene il creazionismo della Terra giovane) hanno effettivamente portato una previsione:

Creazione. A causa del Diluvio Universale, gli animali sono annegati nei vari strati rocciosi in sequenza, seguendo l’ordine che vediamo. La datazione degli strati indica dai miliardi ai milioni di anni, ma in realtà la Terra ne ha solo 6000.

Evoluzione. Gli animali si trovano lungo gli strati in questo modo perché si sono evoluti nel tempo, quindi è impossibile trovare animali in strati precedenti a quelli che ci si aspetta.

La datazione degli strati dà ragione all’evoluzione; inoltre, se fosse vera la divertente spiegazione che danno i creazionisti sull’ordine fossile determinato dal Diluvio Universale, dovrebbe esserci una tendenza statistica a far sì che alcuni animali sopravvivessero più di altri per trovarsi in strati meno profondi. Al contrario, quello che troviamo è che nessun animale si trova in strati precedenti a quelli in cui ci si aspetta di trovarli. Invece, se l’ipotesi creazionista fosse corretta, dovremmo avere un miscuglio generale di fossili.

Prima di passare al prossimo argomento, è bene ricordare che il fatto che alcuni scienziati abbiano affermato di aver trovato fossili di ominidi quando non era vero, e simili, non implica che la teoria evolutiva sia falsa, ma che gli scienziati in questione siano intellettualmente disonesti. Altrettanto disonesto è chi usa queste cose per arrampicarsi sugli specchi e tentare di dimostrare che l’evoluzione è falsa.

L’albero della cuginanza

Uomo, Gorilla, Scimpanzé, Orango, Gibbone

Scheletro di pipistrello

Scheletro di pterodattilo

Scheletro di drago volante

Cranio umano

Cranio di cavallo

Tutti gli scheletri di tutti i mammiferi hanno le stesse ossa che si susseguono nello stesso modo. Quello che cambia sono la forma e le proporzioni. Questo vale anche per lo pterodattilo, il che rende la somiglianza ancora più impressionante. Le ossa sono quelle, però il mignolo era spropositatamente lungo per reggere il peso delle ali. Il drago volante, invece, usa le costole per lo stesso scopo. Osservando il cranio umano e quello del cavallo, notiamo come tutte le ossa sono le stesse, semplicemente in proporzioni differenti. Le strutture uguali in specie diverse sono dette omologhe. Se hanno la stessa funzione ma una diversa storia evolutiva, sono analoghe.

Allo stesso modo, anche l’embriologia mostra delle incredibili somiglianze tra gli animali.

Cranio umano, di Scimpanzé e di Babbuino

Lo zoologo scozzese D’Arcy Thompson ha dimostrato come applicando alcune regole matematiche nella deformazione di alcuni animali se ne possano ottenere altri evolutivamente vicini. È plausibile che i geni abbiano istruzioni di questo tipo sulla forma dell’individuo, e che delle mutazioni possano variarle in tale modo.

Anche l’analisi del DNA mostra come il nostro sia uguale al 98% di quello degli scimpanzé. Prendendo in considerazione il genoma di varie specie, ancora una volta si confermano i rapporti evolutivi e le loro somiglianze. Ed ecco le previsioni di creazione ed evoluzione:

Creazione. Il fatto che le specie si somiglino non implica nulla, perché sono state create da Dio. Possiamo aspettarci che siano state progettate nel migliore dei modi per sopravvivere nel loro ambiente

Evoluzione. Alcuni animali avranno caratteristiche non del tutto adatte alla loro vita, ma chiare se si prende in considerazione la storia evolutiva.

I pipistrelli sono dei mammiferi. Il piumaggio potrebbe tornar loro utile, e un Progettista avrebbe potuto conferirglielo. Al contrario, non ce l’hanno, perché discendono da mammiferi, senza piume. Anche le balene e i delfini sono mammiferi: il Creatore avrebbe potuto dar loro le branchie per poter respirare in acqua. Invece, devono continuamente risalire in superficie per respirare, ed è tutto chiaro alla luce della loro storia evolutiva. Esempi simili se ne potrebbero fare a migliaia. Inoltre, c’è un’altra prova molto interessante a favore del fatto che l’uomo e la scimmia abbiano un progenitore comune: le tracce lasciate dai retrovirus.

I retrovirus sono virus che si inseriscono nel DNA del malcapitato e quindi, nel caso si inserissero nello spermatozoo o nella cellula uovo di un individuo, sarebbe trasmesso a tutte le generazioni successive. Col tempo e con le mutazioni queste tracce rimangono ma non sono più pericolose, ma sono comunque visibili. Ebbene, l’uomo e lo scimpanzé hanno 16 retrovirus esattamente negli stessi identici punti dei cromosomi. (fonte) (spiegazione più chiara, in italiano) Di seguito le previsioni di creazionismo ed evoluzionismo:

Creazione. I 16 retrovirus si trovano nella stessa posizione per caso. La probabilità è 1 su 2×10138. Come essere colpiti da un fulmine alle 9 di mattina, vincere 3 lotterie, fare un doppio uno ai dadi, 21 a Blackjack con due carte, vincere alla roulette col 13 nero, fare una scala reale a poker, tutto questo 3 volte di fila, scegliere la stessa molecola d’acqua che ha scelto un tuo amico tra tutti gli oceani, essere colpito da un detrito spaziale e morire in un incidente aereo alle 2 del pomeriggio, 24 ore prima che un meteorite entri in collisione con la Terra e uccida chiunque altro.

Evoluzione. Uomo e scimpanzé hanno un progenitore comune, che aveva nel suo DNA i resti dei 16 retrovirus. Di conseguenza, anche uomo e scimpanzé li hanno. La probabilità è 100%.

Ogni commento è superfluo.

Elementi vestigiali

Creazione. Tutto ciò che compone un organismo è utile e funzionale. Non dovrebbero esistere organi vestigiali.

Evoluzione. La storia evolutiva determina inevitabilmente la presenza di elementi vestigiali, che dovrebbero anche essere spiegabili dal punto di vista evolutivo.

Per l’ennesima volta si realizza la previsione darwiniana. Gli elementi vestigiali di un organismo sono quegli elementi che non hanno più alcuna funzione, ma che servivano a qualcosa ad un suo progenitore. Alcuni esempi sono la pelle d’oca dell’uomo quando ha freddo o paura. Anche l’osso del coccige, è ciò che rimane della coda (che tra l’altro si sviluppa nell’embrione per poi essere riassorbita). Inoltre l’appendice ciecale (residuo di una parte ancestrale di intestino), i tubercoli di Darwin (in una piccola percentuale della popolazione: residuo dell’articolazione grazie alla quale gli animali possono muovere e orientare i padiglioni auricolari), il gene che codifica per l’enzima L-gulonolattone ossidasi (è presente nel genoma umano e degli animali superiori ma nell’uomo e nella cavia non codifica per nessun enzima). Ogni embrione umano sviluppa attorno alla quarta settimana di vita delle branchie atrofizzate, che poi vengono trasformate e riassorbite nelle strutture del collo comprese fra il muscolo sternocleidomastoideo e la mandibola. Gli struzzi e gli emù hanno ali inette al volo, come retaggio dei loro antenati volatori. Le ali del kiwi hanno ossa vestigiali, nonostante siano indistinguibili dal piumaggio. La mosca e la tipula hanno due ali anziché quattro come la maggior parte degli insetti; al posto delle altre due ci sono due “bilancieri”, che occupano lo stesso posto delle ali e si muovono secondo la stessa configurazione. Osservandole da vicino, si nota come siano ali striminzite, derivate da ali ancestrali.

Allo stesso modo degli animali che perdono le ali, numerose specie che si sono adattate a vivere nelle grotte o nei fondali marini hanno perso gli occhi, ma conservano comunque degli occhi vestigiali (come il Proteus anguinus).

Il Proteus anguinus non può vedere ma conserva degli occhi vestigiali

Anche balene e delfini sono pieni di ossa vestigiali, a testimonianza del loro essere mammiferi che sono passati a vivere in acqua, abbandonando la terraferma. Idem per i serpenti, che hanno zampe atrofizzate all’interno del corpo.

Il DNA umano è formato da 23 cromosomi differenti, e di ogni cromosoma esistono due copie, per un totale di 46 cromosomi. La scimmia, invece, presenta 24 cromosomi differenti presenti in due copie ciascuno, per un totale di 48 cromosomi. Ora, però, ogni cromosoma presenta due regioni che entrano in funzione soltanto durante la riproduzione cellulare, ovvero i telomeri ed i centromeri. Ogni cromosoma ha un telomero ed un centromero, fatta eccezione per il cromosoma 2 terrestre, in cui sono presenti un telomero ed un centromero funzionanti, più un telomero ed un centromero inutili, vestigiali. Come spiegare questo, in luce di quanto precedentemente detto? Ricordando che la scimmia ha un cromosoma in più, i telomeri vestigiali stanno ad indicare che il cromosoma 2 umano è nato dalla fusione di due dei cromosomi presenti nella scimmia.

Plica semilunare, residuo della membrana nittitante che in altri mammiferi, negli uccelli, nei rettili e negli anfibi è molto più sviluppata e può essere distesa sull'occhio, a palpebra aperta, svolgendo una funzione di protezione e lubrificazione.

Il Progetto In-Intelligente

Oltre a elementi inutili, potrebbero esserci elementi dannosi o sconvenienti per un organismo? Queste sono le possibile previsioni riguardo l’evoluzione e la creazione e cosa effettivamente accade.

Creazione. Non ci dovrebbero assolutamente essere elementi dannosi o non funzionali ad un organismo, dal momento che è stato creato a tavolino da un’entità onnipotente e onnisciente. Se ci fossero, sarebbe un grave danno per l’ipotesi creazionista.

Evoluzione. È possibile che ci siano elementi non funzionali o dannosi derivati dalla storia evolutiva, ancora in via di aggiustamento.

Elementi non funzionali ce ne sono eccome. Sono stati riportati precedentemente i delfini e le balene che non hanno le branchie e sono costretti a risalire in superficie. È interessante notare come abbiano risolto il problema con delle correzioni successive, come lo sfiatatoio. Questo è ovvio alla luce dell’evoluzione, mentre sarebbe difficile da spiegare con un Progettista che sarebbe potuto tornare al progetto originale e sistemarlo.

Un altro esempio è la retina dell’occhio umano, che è invertita: la luce deve così attraversare un fascio di nervi, ed è il motivo per cui l’uomo ha un punto cieco, o meglio una “macchia” in cui non può vedere. Anche qui, il cervello rimedia ricostruendo l’immagine, ed è più sensata una correzione della selezione naturale piuttosto che un Dio che fa un errore e lo corregge aggiungendo un altro elemento, anziché riprogettare l’occhio da capo.

Stessa cosa per il nervo laringeo. Dal momento che l’essere umano discende dai pesci, che avevano bisogno che passasse per le branchie e si caricasse di ossigeno, nella nostra specie il nervo fa una deviazione incredibile: si infila nel petto, gira attorno ad un’arteria, e torna alla sua destinazione lungo il collo, anziché trovarsi direttamente lì. Nella giraffa questo ha risultati paradossali, con il nervo laringeo lungo diversi metri inutilmente.

Anche i testicoli sono collegati al pene dall’interno attraverso un percorso ridicolmente lungo e scomodo, facendo una deviazione lungo l’uretere anziché cercare la via più breve.

A sinistra, come dovrebbe essere. A destra, come è. Tratteggiata, la posizione originaria.

La storia evolutiva umana ha fatto sì che i nostri progenitori fossero quadrupedi, mentre noi, bipedi, non abbiamo ancora adattato sufficientemente la schiena a questa vita, provocandoci vari dolori e problemi.

I seni mascellari sono messi in una posizione irrazionale: cavità situate dietro le guance, ai lati della faccia, che hanno l’orifizio di drenaggio sulla sommità; questo non permette di sfruttare la gravità per favorire il deflusso del liquido. In un quadrupede la sommità è la parte anteriore, quindi la posizione dell’orifizio ha molto più senso. Ancora una volta c’è la conferma di discendere da animali quadrupedi.

I koala discendono da un animale simile al vombato, uno straordinario scavatore. Per questo aveva il marsupio al contrario, o i figli si sarebbero sporcati gli occhi di terra. Anche il koala, nonostante stia sugli alberi, ha il marsupio scomodamente invertito.

Si possono trovare altri esempi di “Progetto In Intelligente” qui.

Corsa agli armamenti

Creazione. Tutto dovrebbe essere mirato a ottenere la massima efficienza ed evitare gli sprechi.

Evoluzione. Tutto ciò che dà un vantaggio al singolo individuo, indipendentemente dal fatto che possa sembrare uno spreco, è favorito dalla selezione naturale.

Perché questo? Perché in Natura è presente una corsa agli armamenti simile a quella avvenuta durante la guerra fredda tra America e Russia, ma che dura da miliardi di anni: predatori e prede continuano a migliorare il loro equipaggiamento, per scoprire che anche l’altra parte ha fatto lo stesso e quindi ottengono lo stesso risultato di prima, ma ad un maggior costo. Questo è inevitabile, perché se tutti i predatori facessero un patto per essere veloci “tot”, e un mutante fosse veloce “tot+2″, immediatamente il gene mutante si diffonderebbe nel pool genico.

Si può fare un’analogia con gruppetti sparsi di persone che devono parlare in una stessa stanza: all’inizio parlano a bassa voce, ma nel momento in cui qualcuno alza la voce, gli altri sono costretti a fare lo stesso, per farsi sentire. A questo punto, capiterà che un altra persona aumenterà il volume, e tutti lo seguiranno a ruota, e così via. Alla fine, tutti si sentiranno tra di loro esattamente come prima, ma ad un costo molto maggiore.

Si può provare a guardare la questione in termini creazionistici. Si analizzi il ghepardo: ha zampe, artigli, denti esattamente come devono essere per predare più gazzelle possibile; sembrerebbe che Dio l’abbia progettato per predare gazzelle. Al contrario, osservando la gazzella si nota che Dio l’ha creata per fuggire nel modo migliore dalle grinfie del ghepardo. Perché dovrebbe farlo? È un sadico che gode nell’assistere a sport sanguinari? O tenta di evitare che i mammiferi africani crescano troppo di numero? Oppure si dà da fare per far aumentare l’indice di ascolto dei programmi sul comportamento degli animali? Alla luce dell’evoluzione il vero motivo è chiaro e ovvio, ed è quello esposto all’inizio dell’argomento.

Si potrebbero fare altri esempi di “corsa agli armamenti” molto sgradevoli, che rendono impossibile pensare ad una creazione diretta da parte di un’entità buona. Ad esempio gli Icneumonidi. Questi insetti paralizzano i bruchi vivi e vi inseriscono la propria prole, che mangerà il bruco dall’interno lasciando per ultimi gli organi vitali, in modo da goderselo fresco.

Dawkins ha scritto un articolo al riguardo, intitolato “La natura: un universo di indifferenza

Termodinamica

Sono state analizzate, molto superficialmente, le prove a favore dell’evoluzione e i meccanismi che la governano. Prima di passare all’utilità che ha l’evoluzione nella tecnologia, bisogna affrontare una tipica obiezione avanzata dai creazionisti alla teoria. A dir loro, questa è incompatibile con la seconda legge della termodinamica, ed è quindi falsa.

La seconda legge della termodinamica afferma che l’entropia (il disordine) di un sistema isolato tende ad aumentare nel tempo.

I creazionisti pensano che sia impossibile che nasca l’ordine (la vita), in base a questa legge. Definizione di sistema isolato:

In termodinamica un sistema isolato è un sistema che non interagisce in alcun modo con l’ambiente circostante, ovvero che non scambia massa, né lavoro, né calore.

La Terra non è un sistema isolato. Nemmeno gli organismi viventi possono essere considerati sistema chiuso o isolato (c’è una differenza, non sono uguali): vi è un continuo scambio di energia e massa con l’esterno. Per questo l’obiezione è insensata: d’altronde, seguendo la loro logica andrebbe applicata anche ad un bambino che diviene adulto, eppure non hanno nulla da ridire al riguardo.

L’utilità dell’evoluzione

Grazie alla scoperta dei meccanismi evolutivi gli scienziati stanno comprendendo anche alcune malattie accedendo a possibilità di cure per il cancro o altre malattie di origine genetica. Alcuni casi in cui la teoria dell’evoluzione ha aiutato a fare predizioni e scoperte: (fonti 1, 2)

Agricoltura:

  • Tramite la biodiversità si previene malattie e infestazioni proprio come supposto dalla teoria dell’evoluzione.
  • L’ibridazione tra specie da vita a nuove specie resistenti a particolari tipi di virus e infestazione nel grano.
  • Gli infestanti sviluppano resistenza particolare a determinati tipi di insetticidi proprio come predetto dalla teoria dell’evoluzione. L’evoluzione quindi ci permette di prevedere quando e come cambiare insetticida prima che la generazione sviluppi una resistenza.

Medicina:

  • Il virus influenza evolve il fretta, le teorie dell’evoluzione ci insegnano come prevedere questi cambiamenti e correre ai ripari con vaccini.
  • Resistenza dei batteri agli antibiotici. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un caso in cui l’evoluzione funziona e la teoria ci permette di fare ipotesi e prevedere il comportamento di questi batteri e prevenire se possibile i problemi da essi causati.
  • Nel caso dell’HIV i biologi evoluzionisti stanno cercando di capire i meccanismi evolutivi di questo virus per creare un vaccino. Secondo le ultime fonti ci sarebbero anche riusciti.
  • La corea di Huntington e altre malattie genetiche possono essere capite tramite il modello della teorie dell’evoluzione; infatti, se i geni mutanti non si estendessero ai figli, non esisterebbero tali malattie.

Negazionisti

Si è visto come l’evoluzionismo abbia tutto il diritto di essere una teoria universalmente accettata dalla comunità scientifica. Nonostante dovrebbe essere lo stesso tra la popolazione, non è così. Questo sondaggio mostra la situazione in Europa e in America:

Opinione sull'affermazione "La teoria dell'evoluzione è vera". Blu, "vero". Rosso, "falso". Giallo, "non so".

Gli Stati Uniti sono penultimi, subito prima della Turchia (paese a maggioranza islamica). L’Italia se la cava abbastanza bene, per quanto ci sia differenza tra il pensare che l’evoluzione sia vera e il capirla e conoscerla. Perché l’America è messa così male? La risposta a questa domanda va probabilmente trovata nella pesante influenza delle lobby evangeliche, e dei telepredicatori televisivi, che arrivano a fare affermazioni come “Il terremoto ad Haiti è una punizione divina per il patto col Diavolo che fecero per liberarsi dalla colonizzazione“. Lì, in particolare, è diffuso il creazionismo della Terra giovane (coloro che sostengono che la Terra abbia 6000 anni) che non è stato analizzato in modo particolare nel saggio, dal momento che in Italia la maggior parte dei creazionisti riconosce che la Terra ha 4,5 miliardi di anni.

Prima di concludere, si può fare una veloce rassegna delle “prove” a sfavore del creazionismo, come la biogeografia. La distribuzione geografica è una grande prova a favore dell’evoluzione; dal momento che i creazionisti credono nel Diluvio Universale, si può fare ancora una volta una previsione, questa volta molto precisa.

Creazione. Dopo il Diluvio Universale gli animali si sono sparpagliati di nuovo sulla Terra. Per questo motivo dobbiamo aspettarci una biodiversità vastissima nei pressi del monte Ararat, che diminuisce man mano che ci si allontana da quel luogo.

Evoluzione. Biodiversità dovuta alla storia evolutiva, quindi qualunque animale che spunta in un luogo senza rapporti filogenetici con ciò che già vi si trova o che non avrebbe avuto modo di raggiungere quel posto è una prova contro l’evoluzione.

Ovviamente, anche quest’ultima volta, l’evoluzione vince alla grande. Per quale motivo i canguri, o meglio tutti i marsupiali avrebbero dovuto correre alla svelta verso l’Australia (come, poi, se c’è l’Oceano che li separa?) senza lasciare alcun discendente lungo il tragitto? Idem per i pinguini, ma questo esempio potrebbe essere fatto per qualsiasi animale.

L’ordine della creazione, nella Bibbia, è il seguente:

  1. Un principio
  2. Una terra primordiale e tenebrosa
  3. La luce
  4. Il firmamento
  5. Superfici asciutte
  6. Piante
  7. Sole, luna e stelle
  8. Animali acquatici e volatili
  9. Animali selvatici e domestici
  10. Uomo.

Dio crea il Sole dopo la luce, e le stelle dopo la Terra, sbagliando. Un altro errore è il firmamento: è un’illusione ottica, la volta celeste non esiste materialmente, ma gli antichi lo ignoravano. Poi, sappiamo di certo che gli animali terrestri si sono sviluppati prima dei volatili, mentre la Genesi indica il contrario. Infine, secondo la Bibbia l’uomo esiste da 6000 anni, mentre in realtà l’Homo Sapiens Sapiens ne ha almeno 130.000.

Non c’è traccia di un diluvio di proporzioni mondiali negli antichi scritti, templi, piramidi, sculture e quant’altro provenga dall’Egitto, dall’India o dalla Cina, che esistesse ai tempi di Noè. Inoltre, se davvero si fosse verificato un diluvio, allora tutte le prime civiltà del mondo sarebbero state completamente distrutte. L’intera popolazione del mondo sarebbe ammontata a otto persone, nei pressi dell’arca. Ci sarebbero voluti millenni per l’umanità, per ristabilirsi in Cina come in qualsiasi altro posto. E ancora, avrebbero sviluppato una cultura molto diversa da quella antidiluviana. Le testimonianze archeologiche in Egitto mostrerebbero un improvviso cambiamento che va dagli artefatti dell’antico Egitto, a nessun segno di civiltà, all’antica cultura israelita dopo il periodo del diluvio. Idem per la Cina, eccetera. Le testimonianze archeologiche mostrano che le varie culture non si sono interrotte, hanno continuato a svilupparsi in tutto il periodo in cui si suppone ci sia stato il diluvio. Per esempio, il Vecchio Regno egizio copre il periodo dal 2649 a.C. Al 2323 a.C., a cavallo del periodo in cui i conservatori religiosi credono che sia avvenuto il diluvio.

Ci si potrebbe chiedere come abbiano potuto sopravvivere i pesci. Alcuni pesci necessitano di acque dolci, altri salmastre, altri salate. Con il Diluvio, la salinità di tutti i laghi del mondo sarebbe cresciuta drasticamente, estinguendo i pesci. Niente di tutto ciò è accaduto, tranne che in una zona: nel Mar Nero, all’incirca nel 5600 a.C. Molti scienziati credono che sia questa l’origine del mito del diluvio universale degli antichi babilonesi, che è stato adottato dagli antichi scrittori ebrei che hanno scritto la Bibbia.

La conclusione è che è impossibile sostenere, volendo essere scientifici, che l’evoluzione è falsa e siamo stati direttamente creati da Dio. Chi sostiene una cosa del genere ancorandosi a vecchi scritti di popolazioni antiche non ha alcuna intenzione di arrendersi ai fatti, quindi non leggerà mai criticamente questo testo. Ci si augura comunque che possa essere utile per persone che conoscono creazionisti, per sapersi “difendere” dalle loro menzogne (in buona fede, ma pur sempre menzogne).

Alex

Categories: Evoluzione, Scienza

Il Progetto In-Intelligente

10/03/2010 3 commenti

Perché un Progettista intelligente avrebbe agito esattamente come ci aspettiamo dalla teoria evolutiva, per esempio con il delfino? È un mammifero, non può respirare sott’acqua e ha dovuto rimediare tornando costantemente in superficie per prendere ossigeno. Dio non poteva dotarlo di branchie come ha fatto con i pesci?

Perché la retina dell’occhio è invertita, formando un punto cieco? L’occhio ha rimediato successivamente con piccoli aggiustamenti, come previsto dalla teoria dell’evoluzione. Dio sarebbe potuto tornare al tavolo da disegno e riprogettare per bene l’occhio per intero.

Stessa cosa per il nervo laringeo: dal momento che discendiamo dai pesci, che avevano bisogno che passasse per le branchie e si caricasse di ossigeno, anche nell’uomo questo fa una deviazione incredibile: si infila nel petto, gira attorno ad un’arteria, e torna alla sua destinazione lungo il collo, anziché trovarsi direttamente lì. Nella giraffa questo ha risultati paradossali, con il nervo laringeo lungo diversi metri inutilmente.

Anche i testicoli sono collegati al pene dall’interno attraverso un percorso ridicolmente lungo e scomodo, facendo una deviazione lungo l’uretere anziché cercare la via più breve.

La nostra storia evolutiva ha fatto sì che i nostri progenitori fossero quadrupedi, mentre noi, bipedi, non abbiamo ancora adattato sufficientemente la schiena a questa vita, provocandoci vari dolori e problemi.

Sempre riguardo a questo, i seni mascellari sono messi in una posizione irrazionale: cavità situate dietro le guance, ai lati della faccia, che hanno l’orifizio di drenaggio sulla sommità; questo non permette di sfruttare la gravità per favorire il deflusso del liquido. In un quadrupede la sommità è la parte anteriore, quindi la posizione dell’orifizio ha molto più senso. Ancora una volta abbiamo la conferma di discendere da animali quadrupedi.
I koala discendono da un animale simile al vombato, uno straordinario scavatore. Per questo aveva il marsupio al contrario, o i figli si sarebbero sporcati gli occhi di terra. Anche il koala, nonostante stia sugli alberi, ha il marsupio scomodamente invertito.

Perché se osserviamo il ghepardo e la gazzella la teoria evolutiva viene ancora una volta confermata, mostrando una “corsa agli armamenti” dispendiosa per entrambi ma necessaria alla sopravvivenza?

E perché se invece pensiamo ad un Progettista, vediamo che il ghepardo è progettato nel modo più perfetto per predare la gazzella, e guardando che la gazzella è esattamente quella che dovrebbe essere se dovesse sfuggire al ghepardo nel migliore dei modi?

Perché gli Icneumonidi paralizzano vivi i bruchi e inseriscono le loro larve all’interno del corpo del bruco, e queste larve mangiano il bruco dall’interno lasciando per ultimi gli organi vitali in modo che sia bello fresco?

È sadico? Ha senso dell’umorismo? O che altro?

Categories: Evoluzione
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